Così l'impegno parte II
Paolo Baratella scrive...

Una sorta di fede in quel “rispecchiamento” del mondo nella scienza e nell’arte, nei loro modi specifici, in grado di dire verità. E’ proprio verità quel fare uscire dall’ombra della crosta mistificante le cose, nella loro luce e profondità significativa, rispecchiamento estetico del reale che si fa realtà, “prendendo posizione verso quel particolare nella prospettiva universale”. Grossomodo questa la traccia sulla quale mi sono incamminato fin dagli inizi: non per pedissequa conseguenza del dettato Lukàcsiano, ma per banale sintonia d’intenti. Così nasce la ricerca del linguaggio che scandisce il mio percorso artistico e la sua forma, la curiosità inesausta nei confronti delle conseguenze, forse non estreme, altre volte sì, possibili, delle figure del mondo, frutto delle invenzioni dell’immaginazione e della ragione, dell’animo mai sazio di stupore davanti allo svelarsi delle forme elaborate nel profondo. Sembrerebbe una professione di fede neoromantica in contraddizione con la durezza ideologica alla quale mi riferivo parlando della mia generazione, se non di me stesso. Ma l’artista è nudo, io sono nudo e guardo ancora come spettatore il mio lavoro nell’ attesa di rivelazioni. Così l’impegno.

Il discorso sulla verità inizia dall’inimicizia, in quella zona antica del pensiero greco che sta all’origine, come già dicevo, di tutti i pensieri dell’Occidente. L’io pensante Baratella fa di queste originarie speculazioni la madre di quasi tutte le proprie ispirazioni creative, devolvendone i significati alla “parusia” dionisiaca, alla visionarietà ebbra. Senza questa linfa il pittore che sono avrebbe da tempo dichiarato forfait. Eraclito, l’oscuro di Mileto, dice “pantarei”, tutto scorre; il divenire al quale tutto è consegnato è caratterizzato da un continuo passare da un contrario all’altro: le cose fredde si riscaldano, quelle calde si raffreddano, le umide si disseccano, le secche si inumidiscono, il giovane invecchia, il vivo muore, ma da ciò che è morto nasce nuova vita, e così via. Fra i contrari che si avvicendano c’è dunque guerra. Si tratta di una guerra che è ad un tempo anche pace, un contrasto che è anche armonia. Con Nietzsche ho incontrato Dioniso e Apollo e la loro opposizione e complementarietà mi ha mostrato, se non dimostrato, quanto l’arte sia il frutto di un immane scontro di energie vive, scontro tra razionalità e irrazionalità, una contraddizione naturale insita in tutte le cose. Tutto è opposizione e riconciliazione. La realtà vista con questa ottica può anche chiamarsi “verità”.

Così l’impegno espressivo dell’artista vuole entrare in questo meccanismo metafisico per trarne il linguaggio capace di mostrare le profonde strutture delle cose del mondo, dell’animo dell’uomo, della sete di giustizia che percorre gran parte dell’umanità, del suo sogno di felicità e d’ uguaglianza. Come si può rimanere indifferenti agli accadimenti che sottraggono all’uomo ogni dignità, alla violenza che si agita nel mondo, al lamento delle generazioni che hanno patito e patiscono la spietata forza dei potenti? Quale estetica può arrogarsi il diritto di distrarsi dallo scorrere tragico delle vite, sacrificate agli irrefrenabili appetiti del profitto?
Dove parlano i Vladimir Majakowsky, dove si nascondono gli immaginatori di figure che raspando e colorando su tele e muri entravano coi loro linguaggi nelle profondità delle coscienze?

Così l’impegno.

Paolo Baratella, Lucca, Febbraio 2007




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